INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA

“DESTINAZIONE AUSCHWITZ”

     27 gennaio 2008

 

Buongiorno a tutti e benvenuti alla Sinagoga di Vercelli.

Mi presento: mi chiamo Marco Ricciardiello e sono il Presidente dell’Associazione Italia-Israele di Vercelli.

“Se comprendere è impossibile,

conoscere è necessario,

perché ciò che è accaduto può ritornare,

le coscienze possono nuovamente

essere sedotte e oscurate: anche le nostre.”

Sono parole di Primo Levi.

Vorrei innanzitutto ringraziare la Comunità Ebraica di Vercelli che ha ospitato la nostra mostra “Destinazione Auschwitz” nello splendido contesto di questa Sinagoga e il Comune di Vercelli che ha fornito supporto logistico. Ringrazio, poi, tutti i presenti per essere qui in questo giorno: l’ottava giornata della memoria. E’ il giorno in cui ci fermiamo a meditare sulla Shoah: la catastrofe. Questo termine ebraico fu utilizzato per la prima volta per definire le persecuzioni antiebraiche nel 1938 (quindi un anno prima dello scoppio della seconda guerra mondiale) in Eretz Israel, in Terra d’Israele, in riferimento al pogrom della notte dei cristalli. Ben altre sofferenze e persecuzioni dovevano abbattersi di lì a poco sul popolo ebraico.

A volte la Shoah viene impropriamente chiamata l’Olocausto. Impropriamente perché la parola olocausto deriva da due termini greci, “hòlos” e “kaustòs” che significano “completamente bruciato”. Era il termine utilizzato per i sacrifici di animali nel Tempio di Gerusalemme. Il termine Olocausto è quindi inaccettabile per ciò che è successo in Europa oltre 60 anni fa, perché sottintenderebbe una sorta di sacrificio di espiazione nei confronti del Signore, mentre si è trattato di una follia e una ferocia tutte umane.

La giornata della memoria viene celebrata il 27 gennaio perché il 27 gennaio 1945 le avanguardie dell’Armata Rossa penetrando nel campo di sterminio di Auschwitz ormai abbandonato dalla Wehrmacht in ritirata, posero simbolicamente fine all’efferato assassinio e al massacro “scientifico” di oltre sei milioni di ebrei.

Oggi noi dobbiamo ricordare che tutto questo è stato veramente, non è un’invenzione, un mito, un film. Ed è stato nel cuore della progredita Europa soltanto poco più di settant’anni fa. In mezzo a noi ci sono ancora testimoni oculari della Shoah.

Allora il nostro compito è far sì che tutte le generazioni a venire sappiano che ciò che era inimmaginabile è veramente stato.

Grazie a tutti.

 

Marco Ricciardiello

    Presidente

 

In Germania prima portarono via gli ebrei

Non dissi parola perché non ero ebreo

 

Poi portarono via i comunisti

Non dissi parola perché non ero comunista

 

Poi portarono via gli operai, i sindacalisti

Non dissi parola perché non ero né operaio né iscritto al sindacato

 

Poi portarono via i cattolici

Non dissi parola perché ero protestante

 

E quando alla fine vennero a prendere me

Non c'era più nessuno che potesse parlare

 

 

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