Perché il muro fra Gaza e l'Egitto non fa scandalo?

di   Carlo  Panella 

 

Perché c’era un muro tra Gaza e Rafah, in Egitto? Tanto scandalo per la barriera di sicurezza voluta da Sharon, ma quando il “Muro della vergogna” è tirato su da arabi per isolare i palestinesi va bene? Non lo si vede? E perché mai dall’agosto del 2005 a oggi, dal ritiro israeliano, quasi tre anni, l’Egitto non ha steso cavi per fornire energia a Gaza? Ci volevano tre mesi, e Israele sarebbe stato privato di ogni possibilità di condizionare la Striscia e non avrebbe più avuto possibilità di ritorsione per il lancio vigliacco dei Kassam su Sderot e Ashkelon. E perché mai gli aiuti umanitari, i rifornimenti, tutto il traffico veicolare per la Striscia deve passare per i valichi con Israele? Perché i “fratelli arabi” non inviano attraverso le comode strade del Sinai, ogni settimana, ogni giorno, aiuti umanitari, medicinali e rifornimenti ai “fratelli palestinesi?” Infine, perché Gaza è stremata dalla disoccupazione, ma l’Egitto impedisce alle sue centinaia di migliaia di disoccupati di trovare un onorevole impiego in quella immensa area di ipersviluppo turistico e alberghiero che va da Aqaba a Sharm el Sheikh e il Mar Rosso, distante non più di 4 ore di autobus?

Domande semplici, ovvie, che nessuno però si pone, per la semplice ragione che il solo porsele scarica completamente Israele di ogni responsabilità per la vita grama degli abitanti di Gaza e l’addossa per intero, solo e esclusivamente, sulle spalle dei dirigenti di Hamas, di quelli dell’Egitto e di tutti i paesi arabi. Non un giornalista europeo, non un politico politically correct se le pone. Pure, il quadro è lampante. Nel giro di poche settimane, a partire dal ritiro israeliano voluto da Sharon nell’agosto del 2005, Gaza avrebbe potuto essere perfettamente integrata nella “nazione araba” e vivere quantomeno nelle condizioni più che soddisfacenti in cui vivono i cittadini egiziani delle zone sviluppate. Ma non è stato così per due ragioni. Innanzitutto perché gli arabi, e gli egiziani per primi, se ne fregano - è indispensabile usare questa espressione - delle condizioni dei palestinesi e hanno anzi impostato da 50 anni tutta la propaganda mediatica contro Israele proprio sulla “miseria dei profughi”. Nasser, negli anni ‘50, teorizzò: “I profughi palestinesi saranno la nostra bomba atomica” e così è stato per tutte le plebiscitarie campagne per promuovere la “distruzione di Israele” che proprio speculando sulla miseria dei profughi trovavano enormi simpatie nel mondo islamico (e in Europa). Il profondo, infame, disprezzo umanitario degli egiziani e degli arabi nei confronti dei palestinesi trovò anche una sua definizione giuridica - mai denunciata dalle anime belle - quando Nasser, dopo il 1956, dichiarò che il territorio della Striscia di Gaza faceva parte integrante del suolo della nazione egiziana… ma rifiutò di concedere ai palestinesi che vi abitavano la nazionalità egiziana! Un monstrum giuridico, una operazione vergognosa, che spiega perfettamente le ragioni di quel “Muro della vergogna” che Hamas ha fatto abbattere ieri. Da parte loro, tutti i paesi arabi, a eccezione della Giordania, si rifiutano di dare la nazionalità ai profughi palestinesi. E’ per questo che esistono ancora i campi profughi: perché le società arabe si rifiutano di integrarli nel loro seno. Ma le anime belle europee che vogliono regalare la nazionalità dei loro stati agli immigrati dopo due anni, non si sono accorti mai di questa ferocia araba nei confronti dei palestinesi e continuano denunciare l’esistenza di “lager” che sono voluti dagli arabi, di cui Israele non ha alcuna responsabilità.

Per tornare all’Egitto, da sempre, Hosni Mubarak, pavido successore di Nasser e indegno  successore di Sadat, ha solo una preoccupazione nei confronti della questione palestinese: lucrare i profitti politici più alti possibili - sul piano interno e internazionale - denunciando i “crimini di Israele” (anche per proporsi come eterno, sterile e incapace mediatore) e contemporaneamente impedire ogni contagio politico e armato dei palestinesi all’interno dell’Egitto. Di qui quel “Muro”. Con una variante. Tutti i ras della amministrazione egiziana, a partire da Omar Suleiman, da decenni vivono sui proventi criminali del contrabbando di armi e altro attraverso i tunnel che passano sotto quel muro. Un mare di denaro criminale che ha ingrossato anche le tasche di tanti fidati corrispondenti di Suleiman a Gaza - gli uomini di Abu Mazen - che, impegnati a diventare milionari in dollari, non sono stati neanche capaci di difendersi quando Hamas ha deciso di spazzarli via, la primavera scorsa.

Insomma, quel muro caduto è la foglia di fico che scopre le peggiori e più basse vergogne del mondo arabo nei confronti della questione palestinese. Ma nessuno, in Europa, guarda e denuncia quello sconcio.

No

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