LA SINAGOGA

Il termine italiano sinagòga deriva dal latino synagòga, che a sua volta riprende il greco synagogé, il cui significato è riunione. Il termine è, infatti, composto di syn insieme e àgein condurre, portare (da cui derivano anche agòne e agorà). Con synagogé i greci traducevano il termine ebraico beit knesset, letteralmente casa dell’assemblea.

 

Origini

Le origini sono oscure. La sinagoga non viene citata neanche una volta nell’Antico Testamento. Le citazioni nel nuovo testamento sono 43:

  1. 4 nel Vangelo secondo Matteo

  2. 9 nel Vangelo secondo Marco

  3. 11 nel Vangelo secondo Luca

  4. 3 nel Vangelo secondo Giovanni

  5. 14 negli Atti degli Apostoli

  6. 2 nell’Apocalisse

Il reperto archeologico più antico è un’iscrizione egizia che risale al terzo secolo a.e.v. Sono state scoperte sinagoghe risalenti al primo secolo e.v. Quando, nello stesso secolo, ne parlano il filosofo Filone di Alessandria, lo storico Flavio Giuseppe e gli autori del Nuovo Testamento, l’istituzione è ormai consolidata.

E’ opinione sostanzialmente condivisa che la sinagoga sia nata durante l’esilio babilonese, dopo la distruzione del primo tempio.

Agli ebrei era proibito vivere in una città senza sinagoghe. Esse venivano usate anche come alberghi dai viaggiatori ebrei.

Dopo la distruzione del secondo tempio, la sinagoga diventa il centro della vita religiosa.

 

Sinagoga e tempio israelitico

Ci sono molti tipi di ebraismo. L’ebraismo riformato è una branca dell’ebraismo che è nata in Europa, e in particolare in Germania, nel corso del XIX secolo ed è oggi molto diffusa negli Stati Uniti. L’ebraismo riformato nasce e si sviluppa in un contesto molto difficile: un periodo in cui gli ebrei erano sottoposti a persecuzioni e soprusi. Basti pensare ai pogrom nell’Europa dell’est o alle discriminazioni nei Paesi democratici e progrediti dell’Europa occidentale. In questo periodo Theodore Herzl, il padre del sionismo moderno, arriva addirittura ad ipotizzare un battesimo di massa degli ebrei per porre fine alla loro condizione di minoranza perseguitata. L’ebraismo riformato cerca di ridurre e relativizzare l’imponente complesso delle mizvòt (precetti) della Torah (Pentateuco, insegnamento) che separano di fatto il popolo di Israele dal resto del mondo. I primi ebrei riformati portavano avanti idee decisamente radicali per l’ebraismo dell’epoca, come l’abbandono della milà (circoncisione rituale), della kasherut (insieme delle regole alimentari ebraiche) e della lingua ebraica nel Siddur, il libro delle preghiere quotidiane. Per quanto riguarda le sinagoghe, l’ebraismo riformato le ha rese più simili alle chiese. Ha, per esempio, introdotto l’uso dell’organo; ha spostato la tevah in posizione simile a quella dell’altare delle chiese cattoliche. Gli ebrei riformati utilizzano a volte il termine tempio come sinonimo di sinagoga. Si tratta, ovviamente, di un vocabolo molto più neutro, in quanto generico e non specifico dell’ebraismo.

 

Il tempio di Gerusalemme

In realtà in ebraico il tempio viene indicato con tutto un altro termine, e cioè beit hamikdash, letteralmente casa della santità o, nella Bibbia, anche beit Adonai, casa del Signore. Per gli ebrei c’è sempre stato un solo tempio: quello di Gerusalemme, costruito dal re Salomone e distrutto dall’esercito del re babilonese Nabuccodonosor, ricostruito dopo il ritorno dalla prigionia, ampliato da Erode il Grande e definitivamente distrutto dopo una sanguinosa guerra dalle legioni di Tito, figlio dell’imperatore romano Vespasiano, destinato a diventare anch’egli imperatore. L’unica vestigia esistente del secondo tempio è il cosiddetto muro occidentale (o muro del pianto). Non già un muro del tempio vero e proprio, bensì un muro di contenimento del terrapieno su cui era costruito il tempio stesso.

La distruzione del tempio, che viene ricordata ogni anno il giorno Tisha beAv (il nono giorno del mese di Av), è stato un evento traumatico che ha segnato profondamente tutto l’ebraismo della diaspora.

La distinzione tra Tempio (bet hamikdash) e sinagoga (bet haknesset) è tutt’altro che secondaria. Non c’è la stessa differenza che passa tra la Basilica di San Pietro e una normale chiesa (che nella sostanza assolvono alle stesse funzioni). Molte delle cose che si facevano nel tempio di Gerusalemme non potevano essere fatte nelle sinagoghe e, una volta distrutto il tempio, ebbero termine. Ad esempio cessarono i sacrifici di animali. Anche il ruolo del sacerdozio perse la propria funzione. Non esiste più un cohen gadol, un sommo sacerdote. Per lo stesso motivo è andato irrimediabilmente perduto il nome del Signore. Il tetragramma (parola di quattro lettere) indica il nome che gli ebrei fin dall’antichità considerano troppo sacro per essere pronunciato. Tutte le moderne forme di ebraismo proibiscono il completamento del nome con le vocali che lo renderebbero leggibile (l’ebraico è una lingua consonantica; le vocali non vengono scritte). Gli ebrei usano non pronunciarlo ad alta voce in nessuna occasione e per nessuna ragione. Al suo posto, durante la preghiera, viene utilizzato il termine Adonai (Signore). Prima della distruzione del tempio, l’unico che poteva pronunciare il nome del Signore era il Sommo Sacerdote nel Sancta Sanctorum del tempio di Gerusalemme a Yom Kippur (il giorno dell’espiazione). Il Sommo Sacerdote dimenticava la pronuncia del tetragramma immediatamente dopo averla effettuata. Il secondo e ultimo momento in cui il Sommo Sacerdote poteva pronunciare il tetragramma era con la Benedizione Sacerdotale sul popolo d’Israele:

Ti benedica il Signore e ti custodisca. Faccia il Signore risplendere il Suo Volto su di te e ti conceda grazia. Rivolga il Signore il Suo Volto verso di te e ti dia pace”.

La distruzione del tempio segna, quindi, una tappa cruciale nella costituzione del giudaismo, così come è oggi conosciuto. E cioè una pratica di culto pubblico non più di natura sacrificale, bensì incentrato sul Libro (culto sinagogale).

 

Le funzioni della sinagoga

La sinagoga assolve a tre funzioni:

  1. centro della vita sociale della comunità (beit knessetcasa di assemblea)

  2. luogo delle preghiere collettive (beit tefillahcasa di preghiera) Per questo nella tradizione italiana la sinagoga si chiama anche scola (es. Piazza delle Cinque Scole a Roma) e in Yiddish “shul”.

  3. luogo di studio (beit midrashcasa di studio) Studio di cosa? Della Torah e degli altri libri sacri. Lo studio è una forma di preghiera.

 

Elementi caratteristici

I principali elementi caratteristici di una sinagoga sono:

  1. l’Aron haKodesh (armadio del Sacro) che, sempre orientato verso Gerusalemme, dietro una tenda (parrochet) simboleggia l’Arca dell’Alleanza e contiene i rotoli della Torah (sefarim);

  2. il Ner Tamid (fiamma perpetua) sulla porta dell’Aron haKodesh;

  3. la Bimah (nella tradizione askenazita) o Tevah (in quella sefardita), sorta di altare su cui vengono appoggiati i sefarim durante le funzioni;

  4. le Luchot haBrit (tavole dell’Alleanza), normalmente rappresentate al di sopra della porta dell’Aron haKodesh;

  5. i posti a sedere per i maschi adulti con il contenitore per i libri di preghiera (Siddur), le edizioni stampate della Torah (Chumash), ecc.;

  6. il matroneo (luogo separato per donne e bambini);

  7. la Menorah (lampada a sette braccia della trazione ebraica);

  8. La mancanza di rappresentazione di esseri viventi, in ossequio ad una prescrizione della Torah.

  9.  

  10. dot. Marco Ricciardiello

  11.           Presidente

Ben Gurion - Herzl
Ben Gurion - Herzl

Se lo volete, non è una favola!   (T. Herzl 1860-1904)

 

 

 

 

 

 

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