Appello all’UNESCO e alle Nazioni Unite:

si ritiri la Risoluzione “Palestina Occupata”, che lede i diritti di Israele e si pone contro gli ideali laici delle Nazioni Unite

 

Per conoscenza al Parlamento europeo, al Consiglio dell’Unione europea, alla Commissione europea

 

Vercelli/Genova, 30 ottobre 2016  

   L’Associazione Italia-Israele di Vercelli, Novara e Casale Monferrato e l’organizzazione internazionale per i diritti umani EveryOne Group esprimono la loro preoccupazione e il loro ferma disapprovazione verso la Risoluzione “Palestina Occupata”

   Siamo coscienti che il documento in oggetto non ha alcun valore giuridico né alcun effetto vincolante (infatti hanno efficacia giuridica solo le Risoluzioni Onu approvate dal Consiglio di Sicurezza oppure dall’Assemblea Generale), tuttavia esprime da parte dell’Unesco una posizione politica unilaterale e quindi non neutrale, per non menzionare la sua totale mancanza di fondamento storico e culturale. L’UNESCO è stato fondato tra il 1945 ed il 1946 con lo scopo di promuovere la pace e la reciproca comprensione fra paesi, ma questa risoluzione persegue lo scopo opposto perché calpesta ll’identità nazionale di Israele, negando le connessioni fra lo Stato ebraico e i luoghi santi della Città Vecchia di Gerusalemme. Questi, infatti, vengono citati solo con i loro nomi islamici. Disconoscere le stratificazioni culturali che costituiscono l’identità di un luogo così ricco di tradizioni e umiliare un popolo, indebolirne l’immagine di identità, additarlo alla riprovazione internazionale definendolo “potenza occupante” e manifestando nei suoi confronti un’azione di riprovazione a senso unico, significa fomentare sospetto e divisione, allontanandosi dalla pace. L’interpretazione data dall’UNESCO, oltre a mancare di una reale motivazione culturale, mortifica i legami tradizionali degli Ebrei – come pure dei Cristiani – con I luoghi che appartengono alla loro storia, la loro cultura e la loro fede.             

   Fatta questa fondamentale precisazione, desideriamo porre ancora una volta in rilevo come queste pericolose prese di posizione derivino dall’incapacità delle Nazioni Unite di raggiungere la laicità e neutralità necessarie per un’organizzazione che ha la missione di rappresentare ideali democratici e istanze di pace, uguaglianza e civiltà. Valori che esprimono il solo progresso possibile per il mondo in cui tutti noi viviamo. A tutt’oggi, infatti, le Nazioni Unite si basano su due diverse Dichiarazioni dei Diritti Umani: una laica e basata su diritti umani universali (la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani); la seconda invece completamente ispirata alle

   Da queste due linee di pensiero culturalmente e eticamente opposte origina un perpetuo conflitto ideologico che divide due blocchi incapaci di condividere un visione sui diritti fondamentali della persona. Le Nazioni Unite - e l’Unesco, che ne rappresenta l’aspetto culturale - non possono rappresentare pace e civiltà se la loro filosofia non diviene realmente universale, in grado di tutelare l’uomo come la donna, le minoranze, il libero pensiero, la libertà di scegliere in qualsiasi momento se credere e in cosa credere. L’umanità ha bisogno di una sola Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, laica, senza compromessi, capace di avvicinare il mondo intero alla pace, all’uguaglianza e alla libertà. Oggi la situazione è opposta rispetto a quella descritta sopra e alcuni paesi formano vere e proprie coalizioni basate sulla comune ideologia religiosa. E se per assurdo accettassimo un modello non laico delle Nazioni Unite, allora, in ossequio ai pari diritti, dovremmo avere anche una Dichiarazione Cristiana dei Diritti Umani, una Buddhista, una Induista e così viia. E si creerebbero in tal modo ulteriori divisioni, con aumento dei rischi di conflitti o persecuzioni nei confronti delle nazioni più deboli. Qusto discorso vale ancora di più per l’UNESCO, perché la difesa dei beni artistici e culturali non può che essere laica. Altrimenti si pofila il rischio concreto, nel prossimo futuro, che le Nazioni Unite prendano in considerazione mozioni contro i monumenti che rappresentano le epoche “pagane”, la nudità e la libera espressione della creatività degli artisti. Assistiamo ormai quotidianamente, in nome di ideologie religiose, alla distruzione o alla dispersione di opere d’arte. Questi capolavori sono l’eredità che ci raggiungge da millenni di Storia e la loro distruzione è una perdita di valore inestimabile, che cancella un po’ per volta la nostra memoria e la nostra identità. Difendere questo patrimonio, con una visione laica e illuminata, è il compito che ci auguriamo l’Unesco assumersi.                                                                                                      
   Riguardo alla Risoluzione “Palestina Occupata”, è importante riflettere sul messaggio che trasmette alle nazioni. La Storia non può essere modificata mediante una decisione politica, attraverso una votazione nell’ambito di un Consesso che è laico solo parzialmente, quale l’UNESCO. Tuttavia, sembrerebbe questa la volontà dell’organizzazione, in quanto la mozione approvata a maggioranza in tale sede nega agli ebrei qualsiasi ruolo storico sui luoghi Santi di Gerusalemme. Quei luoghi non sono sacri solo per i mussulmani (la Spianata delle moschee), ma anche per Ebrei e Cristiani (il monte del tempio di Salomone ed Erode, il Muro del pianto o il Santo sepolcro).                                                                                                                                                    .      
   Per i musulmani la storia del mondo ha inizio con l’Egira, mentre prima della parola predicazion del Profeta gli eventi appaiono loro insignificanti e confusi. Gli ebrei, secondo loro, erano un piccolo popolo perduto nelle nebbie del passato; Gesù Cristo, un semplice precursore. E’ un punto di vista, ma le cose non stanno così. Quando gli ebrei si ribellarono al dominio romano  nel I secolo dell’era cristiana, il loro numero era di circa cinque milioni, un decimo il 7% della popolazione dell’Impero e al Tempio di Gerusalemme - unico sin dai tempi di re Giosia nel 600 a.C. - confluivano per la Pasqua ebrei da tutto il mondo, portando offerte. Poi vennero la distruzione del Tempio ad opera dei Romani e le deportazioni. Giuseppe Flavio, eminente ebreo e romano di adozione, ci ha lasciato ampia testimonianza storica su quegli eventi. Infine sotto l’imperatore Adriano fu fatto il “deserto” in Palestina. E deserto di fatto rimase sotto i Bizantini. Gli Arabi conquistarono Gerusalemme nel 638, pur rimanendo colonie di ebrei la cui presenza è storicamente attestata. Dopo la sconfitta dei Crociati, grande splendore arabo sino alla conquista ottomana, dopo di che nuovamente il deserto o quasi.  
                                                                
   Così trovarono la Palestina i pellegrini e i rari visitatori europei  fino alla fine del 1800. Finché giunsero i coloni ebrei dalla Russia e dal resto dell’Europa e la proclamazione dello Stato di Israele nel 1948. Dopo la Seconda guerra mondiale e la Shoah. Non soltanto gli ebrei crebbero di numero in Terra Santa, ma anche i musulmani, molti dei quali, al pari degli ebrei, immigrati, attratti dallo sviluppo economico del Paese. Ora è tempo di perseguire la verità e la pace, non di negare la Storia per convenienza o paura.

   Per i motivi che espressi qui sopra, l’Associazione Italia Israele di Vercelli, Novara e Casale Monferrato ed EveryOne Group chiedono all’Unesco di ritirare la Risoluzione “Palestina Occupata”, in quanto tendenziosa, non veritiera, lesiva della dignità e dell’identità nazionale di Israele, lontanissima dai criteri di democrazia, laicità e rispetto reciproco con cui sono sorte le Nazioni Unite e si sono espresse con il loro documento più importante: La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, firmata a Parigi il 10 dicembre 1948, il cui testo fu promosso dalle stesse Nazioni Unite perché avesse applicazione in tutti gli stati membri e non solo in una parte di essi.

   Augurandoci di trovare da parte vostra un riscontro civile, equilibrato e vicino agli ideali alla base delle Nazioni Unite, che si può esprimere solo attraverso l’annullamento della Risoluzione “Palestina Occupata”, porgiamo i nostri migliori saluti.

 

                        Giacomo Ferrari

                        Presidente dell’Associazione Italia-Israele di Vercelli, Novara e Casale Monferrato 

                        Roberto Malini, Dario Picciau, Glenys Robinson 
                        Presidenti di EveryOne Group 

 

 

 

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Se lo volete, non è una favola!   (T. Herzl 1860-1904)

 

 

 

 

 

 

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