14 MAGGIO 1948

 

Le date non sono soltanto aride cifre che si susseguono in dissolvenza; in alcuni casi esse richiamano con immediatezza un significato profondo. Così è il 1948 per noi italiani: l'entrata in vigore della Costituzione della Repubblica sanciva ufficialmente il passaggio dal buio inglorioso della guerra ad una fase di crescita, non solo economica, fra le grandi nazioni istituzionalmente fondate sul rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

Ed è proprio da questo grande respiro di principi universali che in quel 1948 si guardò verso una nazione perennemente martoriata e condannata dai pregiudizi, che riconquistava la dignità di una libera autodeterminazione. Era il 14 di maggio e nasceva lo Stato d'Israele. Dopo secoli di umiliazioni, di privazioni dei diritti più elementari, di isolamento infamante nei ghetti, di stermini culminati con l'orrore delle camere a gas e dei forni crematori, suonava l'ora della commozione per il ritorno nella terra dei padri e della propria identità.

David Ben Gurion, presidente del consiglio del nuovo Stato fino al 1954, concluse il suo discorso con un richiamo alla pace: “Chiediamo...agli abitanti arabi dello Stato d'Israele di mantenersi in pace e di partecipare alla costruzione dello Stato sulla base della piena eguaglianza dei diritti di cittadinanza e con adeguata partecipazione a tutte le sue istituzioni provvisorie e permanenti. Porgiamo la mano a tutti gli Stati vicini ed ai loro popoli in un'offerta di pace e di buon vicinato...Lo Stato d'Israele è pronto a dare il proprio contributo a uno sforzo comune per il progresso dell'intero Medio Oriente”.

Questo richiamo alla pace rimase inascoltato. Poche ore dopo la dichiarazione di indipendenza, gli eserciti di Egitto, Iraq, Siria, Giordania, Libano, Yemen ed Arabia Saudita diedero il via ad un pesante attacco al nuovo Stato, manifestando un grave dissenso dalla Risoluzione ONU n. 181 del 29 novembre 1947.

La difesa israeliana riuscì a fermare ed a respingere oltre i confini gli aggressori con i quali firmerà (escluso l'Iraq), nel luglio 1949, armistizi separati sotto gli auspici delle Nazioni Unite.

Si è discusso molto sulla liceità di uno Stato ebraico sul territorio palestinese. E' però difficile negare agli ebrei un profondo legame storico con quella terra dalla quale sono stati a suo tempo scacciati con la forza e sulla quale insistono tutte le loro tradizioni culturali e religiose. D'altra parte, un insediamento ebraico organizzato di ebrei era già presente sullo stesso territorio; dalla metà dell'ottocento, gli ebrei avevano migliorato le loro condizioni con un duro lavoro di trasformazione di aride dune e malsane paludi in terre feconde.

Molto si è discusso anche sulla figura di Theodor Herzl fondatore nel 1897 dell'Organizzazione sionista mondiale, come risposta a secoli di discriminazioni e con lo scopo di ottenere per tutti gli ebrei una dimora riconosciuta legalmente nella loro patria storica. Lo sionismo ha scatenato contrasti violenti, ma l'idea di Herzl di costituire uno Stato ebraico, per quanto molto ironizzata ai suoi esordi, fu quella vincente. Herzl sosteneva che l'unica soluzione per combattere l'antisemitismo andava ricercata nella formazione di uno Stato ebraico autonomo e laico garantito dal diritto internazionale.

L'approdo alla vera indipendenza della comunità ebraica fu contrastato sia da un terrorismo arabo senza soluzione di continuità, sia dal comportamento ambiguo del governo britannico a cui era affidato il protettorato palestinese. Gli inglesi, infatti, mostrarono indifferenza verso le sommosse arabe e toccarono il vertice dell'insensatezza con il blocco dell'immigrazione degli ebrei in Palestina: la nave Exodus carica di circa 4500 reduci dai campi di sterminio venne rimandata sotto scorta ad Amburgo. Da quel momento scattò la decisione di una resistenza organizzata per la conquista definitiva dell'indipendenza.

Tornando a riflettere sulla immediata aggressione araba del 1948 è legittimo pensare che la problematica questione palestinese trascinatasi sino ad oggi, ne è stata l'effetto, piuttosto che la causa. Solo forzando i limiti della ragione si potrebbe riscontrare in quell'attacco delle forze arabe un nobile scopo di liberazione; in effetti, come i fatti successivi hanno dimostrato, agli arabi palestinesi premeva non tanto la costituzione di un loro Stato autonomo, quanto la distruzione di qualsiasi istituzione ebraica.

Da molti parti si è voluto anche sottolineare, con intenti denigratori, il fatto che Israele non abbia una Costituzione. In realtà non è così perché Israele, nel corso del tempo, ha promulgato una serie di Leggi Fondamentali di valore costituzionale. Sono leggi che riguardano il governo, il parlamento, il sistema giudiziario, il sistema elettorale, la libertà e dignità umana e quant'altro serve a delineare un sistema democratico a tutti gli effetti. Altre Leggi Fondamentali sono attese e un maggior coordinamento   fra le stesse è auspicato, ma negare l'impianto costituzionale scritto è affermazione giuridicamente superficiale.

Dal 14 maggio 1948 sono trascorsi 63 anni: un arco di tempo durante il quale si è consolidata con determinazione l'architettura di uno Stato moderno, civile ed economicamente sviluppato. Purtroppo, nello stesso arco di tempo si sono susseguite anche tragedie e violenze sfuggite spesso alle più elementari norme del diritto internazionale.

Ci vogliono scatti di coraggio e, nel contempo, di umiltà per trovare un punto condiviso sul quale costruire la pace derivante da una giustizia riconosciuta e accolta.   La generale percezione di un mondo avviato verso nuovi equilibri esige una immediata rivalutazione del dialogo incessante a tutti i livelli.  

Non sono certamente la diffidenza e l'autocommiserazione i presupposti ideali per un dialogo efficace. E' più utile un atteggiamento di speranza; una speranza alimentata dalla fiducia nelle nazioni che riconoscono i valori universali come loro essenza costitutiva e guardano alle follie ideologiche del novecento, che hanno causato danni immensi non soltanto agli ebrei, come situazioni storicamente sconfitte e politicamente inaccettabili. Il futuro del mondo ha bisogno dello Stato d'Israele, ha bisogno di uno Stato arabo di Palestina che cerca un posto fra le nazioni senza negarlo ad altri ed ha bisogno di cooperazione fra tutti i popoli.

Con questa visione, l'augurio che si può fare ad Israele è di festeggiare tanti Yom Ha- Atzmaut radicando la sua legittimità di Stato democratico in una forte azione diplomatica che la ponga ai vertici dei costruttori di pace.  

 

 

                                                                                      Renzo Seren

                                                                                      

Ben Gurion - Herzl
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