In questo primo mese di primavera , dopo aver ricordato l’Esodo dall’Egitto, ricordiamo la liberazione del  Lager di Bergen Belsen dove al termine della prima funzione religiosa del Sabato i prigionieri, appena liberati, cantando spontaneamente la HATIKVA esprimevano la loro speranza per un futuro di libertà e indipendenza. Negli stessi giorni ricordiamo la proclamazione dello Stato di Israele.  Questa coincidenza di date deve farci riflettere.

All’epoca dell’Esodo dall’Egitto ai Figli di Israele si unirono altre popolazioni che condividevano la sorte di schiavitù e l’aspirazione alla libertà e giustizia sociale. Nel deserto l’unione fra i Figli di Israele e le altre popolazioni forgiò quel popolo che, dopo una generazione, conquistò la Terra Promessa. Dal tempo di Giosuè fino a Re David, e anche dopo, vi erano delle popolazioni che si unirono al Popolo Ebraico seguendo le parole di Bil'am “Quanto sono belle le tue tende o Giaccobbe”, (Num. 24,5)..

E’ da ricordare come la Shoah abbia insegnato a molti che essere ebreo è una sorte dalla quale non si sorte. Infatti, le varie leggi razziali si applicavano anche a coloro che si erano  dissociati loro stessi oppure avevano solo genitori o nonni ebrei. Per molti di questi l’ideale sionista dello Stato di Israele era una prospettiva e una via per il ritorno all’Ebraismo.

Dopo la Shoah per molti sopravvissuti l’unica prospettiva era andare in Terra di Israele; alla lotta per la sopravvivenza dovette seguire quella per la libertà, l’indipendenza e una società più giusta.  All’ONU il voto dell’Unione Sovietica a favore della fondazione dello Stato di Israele venne motivato dal delegato Andrei Gromiko: “L’incapacità dimostrata dagli stati europei di proteggere i loro cittadini ebrei giustifica la richiesta ebraica di un proprio stato”. Anche altri mostravano simpatia per lo Stato di Israele che però dovette, e deve ancora oggi, duramente lottare contro nemici potenti e fanatici per poter sopravvivere. E’ una lotta che coinvolge anche noi che stiamo nella Diaspora, cittadini di vari stati. Dobbiamo ricordare le parole di Mordechai ad Ester: “Non credere di salvarti perché stai nel ….  La salvezza del Popolo Ebraico arriverà da altro luogo …”(Ester 4,12/13/14).

In questa lotta per la sopravvivenza e per la libertà sarebbe necessaria la massima unità fra tutti coloro che condividono la sorte ebraica. E’ con doloroso stupore che dobbiamo osservare come in Israele e, di riflesso, nelle comunità della Diaspora si discuta sempre di più su “Chi è ebreo”. E’ una discussione che nello Stato di Israele diventa strumento di discriminazione fra ebrei, crea lacerazioni quando invece è necessaria l’unità di tutti. Dobbiamo assistere al triste spettacolo di persone valorose che lottano e lavorano per la sopravvivenza di Israele ma si debbano scontrare con una cieca burocrazia rabbinica – che col sistema partitico ha troppo potere – alla quale si dovrebbe ripetere quanto detto da Gamliele II°: “Non crediate che Vi ho investiti di una posizione di potere, ad un servizio Vi ho chiamati”(Talmud, Horajoth 10 a/b).

 

Wolf Murmelstein

 

Ben Gurion - Herzl
Ben Gurion - Herzl

Se lo volete, non è una favola!   (T. Herzl 1860-1904)

 

 

 

 

 

 

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 di W. Murmelstein

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Sito aggiornato: 24/03//2018