Conferenza di Aaron Fait a Vercelli il 12 aprile 2012

In una affollata conferenza svoltasi presso la Sede del Sodalizio, in corso Libertà, 300, a Vercelli, nella serata del giorno 12 aprile 2012, l’Associazione Italia Israele di Vercelli ha avuto l’onore ed il privilegio di ospitare uno dei maggiori scienziati a livello mondiale nel campo della aridocoltura e delle più avanzate tecnologie genetiche delle piante, il prof. Aaron Fait ricercatore e docente presso l’Università di Sede Bokèr in Israele.

Nato a Bolzano trentanove anni fa, laureato in Biologia, dopo aver conseguito presso l’Istituto Weizmann il dottorato in Biochimica, trascorre tre anni a Berlino come ricercatore associato presso l’Istituto di Fisiologia molecolare delle piante Max Plank, torna quindi in Israele presso l’Università Ben Gurion di Sede Bokèr, in pieno deserto del Neghev, dove esercita l’attività accademica e vive con la famiglia: moglie e tre figli.

Affascinato dal deserto si dedica con grande entusiasmo e vivo successo a ricerche attinenti tale ambiente. Collabora con Istituti di ricerca di tutto il mondo, e dato il tipo di ricerca, anche con molte Università ed Enti operanti in paesi arabi. Una via, così egli afferma, quella della ricerca e dello scambio di dati scientifici che permette di superare ostilità ed inamicizie.

E’ consulente di operatori pubblici e privati, anche in Italia.

Dopo il saluto caloroso porto dal vice Presidente dell’Associazione ing. Thomas Gazit, anche a nome del Presidente prof. Giacomo Ferrari, assente per impegni accademici, l’Ospite svolge il tema della serata:   “Nuove frontiere della scienza in Israele”.  Nell’ambiente desertico, prevalente in Israele e nei Paesi del Vicino e Medio Oriente ed in un mondo nel quale l’acqua dolce è un bene disponibile in quantità sempre più limitata, tale fattore vitale va utilizzato nel modo migliore.

Nel deserto piove, anche se le precipitazioni non superano i 100 mm. annui e sono per lo più  concentrate in due soli mesi, luglio e agosto, ma la natura del terreno fa sì che l’acqua penetri molto lentamente e tenda a ristagnare oppure a disperdersi, ruscellando.

Va quindi catturata mediante arginature, come già facevano i Nabatei che coltivavano nel deserto del Sin la vite, costituendo piscine con arginature a ferro di cavallo è possibile ottenere lo sviluppo di piante arboree.

L’altro aspetto è quello di operare sulle piante, scegliendo quelle meno esigenti, più resistenti ed intervenendo mediante miglioramento genetico o ricorrendo a tecniche di modificazione genetica.

L’Istituto di Sede Bokèr è multidisciplinare, vi operano fisici, ingegneri e biologi, che si occupano anche di desalinizzazione dell’acqua e di energie alternative.

Successi sono stati ottenuti da alghe unicellulari (Hematococcus pluvialis) che sotto stress, probabilmente per proteggersi dall’eccesso di raggi UV, producono olio e l’Astaxantina, un pigmento rosso antiossidante, utilizzato oltre che per l’alimentazione animale, per conferire il colore rosso alle carni dei salmoni ottenuti in allevamento.

L’alga viene coltivata in tubi trasparenti nei quali viene fatta circolare l’acqua. Può essere utilizzata anche acqua salmastra e l’impatto sull’ambiente è nullo. Un altro compito affidato all’Istituto è quello di assistere e di sostenere gli agricoltori che operano nel Neghev e sulle rive del Mar Morto.

Ottimi risultati si sono ottenuti con colture ortive in serra, che sviluppandosi in inverno permettono di far fronte al fabbisogno europeo, assicurando ai produttori lusinghieri risultati economici.

Si utilizzano acque salmastre e non si riscontrano malattie da funghi. In estate si sviluppa invece una noiosa mosca che trasmette alle piante un virus.

Anche la colza resiste bene alla salinità dell’acqua. Alcune acacie traggono sale dal terreno, ne ricoprono le superfici esterne delle foglie e grazie alla igroscopicità del sale utilizzano l’acqua di condensa atmosferica che è abbondante nel deserto.

Anche ulivo e vite prosperano nel deserto. La vite però non è selettiva nei confronti del sale e pertanto nell’irrigazione (a goccia), è necessario usare solo acqua dolce. L’acqua dolce costa  cara, ma sembra che ne valga la pena, a giudicare dai risultati conseguiti. Non ci sono malattie, bisogna però guardarsi dai cammelli e dagli uccelli migratori. Viene usato un portainnesto australiano, il “Ruggieri”, mentre numerose sono le varietà di vite  coltivata. La qualità dei vini ottenuti va migliorando man mano che si affinano le tecniche e la pratica dei viticoltori.

Altro campo di attività dell’Istituto di Sede Bokèr è quello della genetica.

In Europa vi è stato ed in parte vi è ancora una sorta di terrorismo mediatico nei confronti delle colture OGM,  privo completamente di ogni fondamento scientifico. Solo l’Europa si è fermata in questo ambito, il resto del mondo è andato e  va avanti. Qualcosa però anche in Europa sta cambiando, specie in Germania.

Con  gli OGM si ottengono non solo prodotti più copiosi e migliori, recuperando caratteristiche che con la selezione sono andate perdute, ma si utilizzano meno pesticidi. Con il “Maize BT” ad esempio  si è in grado di eliminare la Piralide (un insetto nocivo) mediante una atossina che il mais stesso è in grado di produrre e che all’interno del parassita e solo per lui si trasforma in tossina mortale. Con il “Golden Rice” invece, attraverso la capacità di una più elevata produzione di vitamine, , acquisita dalla pianta di riso per via genetica, si arricchisce la dieta di quelle popolazioni che si cibano quasi esclusivamente di riso bollito. E tutto grazie all’Agrobacterium tumefaciens che permette il trasferimento di frammenti di DNA, cioè materiale genetico, da una pianta all’altra, o di altre tecniche di chirurgia genetica, ad esempio mediante proiettili con supporto d’oro, oppure mediante virus disattivati, veicolizzanti.

Il prof. Fait conclude rammentando che il triangolo cibo-acqua-energia non lascia molte alternative.

 

Un grazie di cuore a quello che per noi è anche un grande amico.

Un abbraccio ed un augurio, a presto rivederci nell’affascinante ambiente del deserto, il Tuo deserto.

 

Ciao Aaron.   

           

Pasquale De Fazio                

  

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Se lo volete, non è una favola!   (T. Herzl 1860-1904)

 

 

 

 

 

 

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